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日志


11月23日

Mica so' Harry Potter!

 
...dopo tantissimo tempo finalmente ho avuto un po' di tempo libero in questa settimana...no, correggo: non è che ho avuto del tempo libero...diciamo che me lo sono preso!...e checcacchio!...in questi mesi ho fatto tutto di corsa e ancora non ho avuto modo di ritrovare la mia nuova/vecchia dimensione di figlia di famiglia, che dall'Urbe a casa c'ho messo neanche un giorno per riportare tutto a casa...e chi sò, Harry Potter?!...ed eccomi qui a preparare nuovamente "la borsa" per i miei impegni di domani...riprendono le sveglie alle 5, riprende il tran-tran sui treni...riprende anche l'impegno con la Regione...e spero che anche la la Regione si ricordi dell'impegno che ha preso (leggete tra la righe, ragazzi: ancora non si parla di stipendio!...e questa cosa non mi rassicura!)...
Comunque, bando alle cose noiose e tristi, oggi ho ancora un giorno di relax e voglio godermelo...anche se qui c'è un tempaccio...penso che mi dedicherò alla mia attività preferita, dopo lo shopping selvaggio..il sonno!!!!!...che tanto, ho accumulato un debito di sonno talmente grande che non riuscirò mai a tornare in pari...tipo il nostro Paese col debito pubblico...non c'è niente da fare...I'm italian, boys!...e lo so che chi dorme non piglia pesci...ma si da il caso che la pesca non è esattamente il mio sport preferito!;-)
 
Buona domenica!
11月13日

Il giorno più triste...

 
...ulteriore esempio di quanto questo Paese è finito in basso...
 
dal "Corriere della Sera":
 
 
 

Blitz alla Diaz, 13 condanne, assolti i vertici della polizia

La decisione dopo 11 ore di camera di Consiglio. Grida in aula alla lettura della sentenza: «Vergogna!»

GENOVA - Tredici condanne, per un totale di 35 anni e sette mesi, rispetto agli oltre 108 anni chiesti dall'accusa, e 16 assoluzioni. Questa è la sentenza emessa dal prima sezione penale del Tribunale di Genova sui fatti avvenuti alla scuola Diaz nella notte del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova. Assolti i vertici della polizia: Francesco Gratteri, ex capo dello Sco ora direttore dell'Anticrimine; Giovanni Luperi, ex vicedirettotre Ucigos, ora all'intelligence; Gilberto Caldarozzi, ex vicedirettore Sco e ora a capo del Servizio centrale operativo della Polizia; Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos genovese. Alla lettura della sentenza, in aula si sono levate delle urla: «Vergogna! Vergogna!».

LE CONDANNE - La condanna più pesante a 4 anni di reclusione è stata inflitta a Vincenzo Canterini, nel 2001 comandante del settimo nucleo sperimentale di Roma. Il suo vice, Michelangelo Fournier, è stato condannnato a 2 anni di reclusione. Pena di 3 anni, invece, per gli otto capisquadra al comando di Canterini: Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone. Le altre condanne riguardano Pietro Troiani, all'epoca dei fatti vicequestore aggiunto di Roma, condannato a 3 anni, e Michele Burgio, suo assistente, a 2 anni e sei mesi, ritenuti i protagonisti della vicenda delle due bottiglie molotov.

LE ALTRE ASSOLUZIONI - Assolti, invece, oltre a Gratteri, Luperi, Caldarozzi e Mortola, Filippo Ferri, Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi, Massimo Nucera, Maurizio Panzieri, Salvatore Gava. Per Alfredo Fabbrocini i pm avevano chiesto l'assoluzione.

LE REAZIONI - Com'era prevedibile, la sentenza ha provocato un serie di reazioni contrastanti. Per Luca Casarini, uno dei leader del movimento che sfilò al G8 del 2001, «si è fatta un'amnistia a senso unico su Genova, nei confronti di dirigenti della polizia e del potere politico. E invece ci si è accaniti sui capri espiatori che sono i manifestanti, condannati pesantemente dallo stesso tribunale». Per l'avvocato Alfredo Biondi, difensore del vicequestore Pietro Troiani e del funzionario di polizia Alfredo Fabbrocini, «è stato smontato il teorema della procura». Vittorio Agnoletto, eurodeputato di Rifondazione comunista, parla di «una delle pagine più tristi della storia d'Italia». Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, dichiara invece: «Siamo lieti che la giustizia ordinaria riconosca una verità nota a tutti gli italiani e cioè che al vertice della Polizia di Stato in Italia ci sono stati e ci sono autentici galantuomini e servitori delle istituzioni. Il tentativo di criminalizzare, per i fatti del G8 di Genova, i vertici delle forze dell'ordine si è rivelato per quello che era: un'autentica persecuzione». Haidi Giuliani, madre di Carlo, il giovane ucciso durante gli scontri del G8, parla di «mancanza di dignità e di coraggio». «In quest'aula - prosegue - ho visto persone coraggiose che hanno testimoniato e pm coraggiosi, ma non ho visto altri atti di coraggio e neppure rispetto per la nostra Costituzione».

IL PROCESSO - La sentenza arriva a sette anni e due mesi dai fatti, dopo duecento udienze e quattro anni di processo davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Genova, presieduta da Gabrio Barone. Tutti e 29 gli imputati sono appartenenti alla Polizia, tra dirigenti, funzionari e poliziotti. Le accuse mosse nei loro confronti dai pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini sono di lesioni, calunnia, falso e arresti illegali.

I FATTI - La notte del 21 luglio 2001 agenti del settimo nucleo del Reparto Mobile di Roma e altri reparti fecero irruzione nel complesso scolastico Armando Diaz e Giovanni Pascoli, che era il quartier generale dei no global. La difesa ha sempre sostenuto che l'azione fosse diretta ad arrestare gli autori delle devastazioni che migliaia di manifestanti avevano compiuto in città, per l'accusa sarebbe stata una specie di rivalsa voluta dai vertici della polizia che non erano riusciti a tutelare l'ordine pubblico. Nella scuola furono malmenati e arrestati 93 giovani, poi liberati perché contro di loro non c'erano prove. I poliziotti furono accusati di falsificazione delle prove: le due molotov, i picconi e le spranghe esibiti come tali, secondo l'accusa, sarebbero stati rispettivamente trovati nelle aiuole di corso Italia e in un cantiere aperto nel complesso scolastico. Secondo gli avvocati difensori, però, le presunte falsificazioni sarebbero state causate dalla fretta e dal disordine di quei momenti. La questione centrale del processo è stata quella di accertare le responsabilità personali di ciascuno degli imputati e provare se le violenze commesse siano state il frutto di un piano di azione deciso dai superiori. Dal processo sono nate altre tre inchieste: una contro l'ex questore Francesco Colucci, accusato di falsa testimonianza, con il coinvolgimento dell'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro; la seconda per la sparizione delle bottiglie molotov, smarrite nella questura genovese; una terza per l'identificazione di un poliziotto ripreso nei filmati dell'irruzione e riconosciuto dal pm durante un'udienza tra il pubblico.

 
 
 
11月5日

Yes, He Can...

 
untitled44
 
...e speriamo che si ricordi della capanna dello Zio Tom...!!!
11月2日

...sono tornata al cinema...e bravo Woody!

 
11月1日

Repetita iuvant...

...a futura memoria...
 
 
“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?

Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito.

Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.

L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.

Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico“

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950